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26/11/2010

Piano casa e pompa di calore

Il Piano Casa prevede la possibilità di aumentare il volume autorizzato in presenza di precisi requisiti di risparmio energetico, tra cui la costruzione con tecniche di bioedilizia o l’installazione di impianti ad energie rinnovabili.

Piano casa e pompa di calore
Piano casa e pompa di calore: non solo più valore ma anche più volume alla nostra casa!

Sappiamo che il Piano Casa è un complesso di norme che ha l’obiettivo di rilanciare l’edilizia, uno dei principali motori del tessuto economico italiano. La manovra si prefigge lo scopo di autorizzare ampliamenti o ricostruzioni in deroga ai Piani Regolatori locali, purché i lavori siano conformi alle indicazioni normative appositamente emanate dalle Regioni (se non ai Comuni).
Normalmente questa possibilità è limitata a un aumento del 20% del volume (per edifici ad uso abitativo) o della superficie (per edifici ad uso non abitativo), con vincoli aggiuntivi di tipo paesaggistico, architettonico e storico.

Quello che forse non sappiamo è che la normativa stessa prevede la possibilità di aumentare il volume autorizzato in presenza di precisi requisiti di risparmio energetico, tra cui la costruzione con tecniche di bioedilizia o l’installazione di impianti ad energie rinnovabili.

Proprio in questo secondo caso si colloca la possibilità di utilizzare sistemi a pompa di calore per la climatizzazione invernale ed estiva degli ambienti, ottenendo quindi la combinazione di un interessante risparmio sui costi di esercizio con la possibilità di incrementare in misura superiore a quanto normalmente consentito da questa normativa la volumetria complessiva dell’edificio. Infatti come abbiamo già visto in un altro articolo sempre su questo blog, il suolo, l’acqua e recentemente anche l’aria sono state riconosciute dalla Comunità Europea quali fonti rinnovabili di energia. Quindi le pompe di calore, e in particolare quelle ad assorbimento a gas, permettono di sfruttare in modo ottimale queste fonti di energia e di adempiere quindi ai requisiti della normativa.

Vediamo qualche esempio:
In Veneto, la legge regionale 14 del 08/07/2009 consente di ampliare del 30% se l’edificio dispone o mette in opera tecnologie da fonte rinnovabile di almeno 3 kWh di potenza.

In Alto Adige, da sempre un passo avanti come sensibilità ambientale, l’intervento di ampliamento è strettamente legato all'efficienza energetica conseguita. La Provincia Autonoma di Bolzano infatti obbliga il conseguimento di una classe energetica almeno pari a C (ed è necessario produrre il certificato a fine intervento, pena il ripristino coatto allo stato precedente), premiando con un bonus in termini di cubatura (fino al 10% in più) quelle realizzazioni in grado di conseguire classe energetica superiore (Classe B, A o Oro). Addirittura qualora non si riuscisse a raggiungere questo livello energetico è obbligatorio intervenire con interventi di miglioria, pena la trattazione dell’ampliamento alla stregua di un abuso edilizio.

In Emilia Romagna la percentuale di ampliamento sale dal 20 al 35% se vengono applicati criteri di efficienza energetica e in ogni caso per l’ampliamento è necessario che il consumo previsto per la stagione invernale sia ridotto almeno del 25%.

In Lombardia è essenziale per l’ampliamento l’ottenimento di certificazione energetica che attesti una riduzione di oltre il 10% del fabbisogno all'energia primaria per la climatizzazione invernale.

In Piemonte è richiesto l’obbligo di certificazione energetica e va garantita una riduzione del 40% dei consumi energetici rispetto alla soluzione precedente, o comunque una riduzione del consumo per il riscaldamento che raggiunga gli standard previsti per le nuove costruzioni.

In Umbria l’intero edificio deve essere classificato almeno in classe B per essere ammesso a godere dei benefici normativi.

In altre regioni ad esempio il limite passa al 30% per salire fino al 35% se si abbatte e si ricostruisce un edificio antecedente al 1989 con tecniche di bioedilizia o che prevedano lo sfruttamento di energia rinnovabile.

Come vediamo il vantaggio legato all'ottenimento di una buona classe energetica o alla possibilità di sfruttare energie rinnovabili è consistente. Se a questo aggiungiamo i limitati costi di installazione (rispetto a soluzioni equivalenti con elevata coibentazione o ad altri sistemi per lo sfruttamento di energia rinnovabile) e l’elevato risparmio conseguibile, vediamo come anche in questo caso la normativa ci porti a trovare nelle pompe di calore la soluzione ottimale.

 

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