logo-robur
20/10/2011

Edifici ad alta efficienza: come adempiere il DL 28?

E' necessario ridefinire, a livello normativo, i requisiti necessari per rendere efficiente e "premiare" gli edifici che annoverano le tecnologie più performanti per riscaldamento, condizionamento e produzione di acqua calda sanitaria.

Edifici ad alta efficienza: come adempiere il DL 28?
Leggendo il numero di marzo 2011 di AICARR Journal, alla pagina 10 c’è un interessante articolo a firma di Marco Zani, che riporta le opinioni di illustri esperti del settore della climatizzazione e del risparmio energetico. 

Solo una precisazione: la percentuale di energia rinnovabile utilizzata da una pompa di calore elettrica con COP 3,5 può essere il 72% solo ed esclusivamente qualora noi non consideriamo tale contributo all'energia primaria, il che, come ampiamente dimostrato dalla normativa tecnica (UNI-TS 11300-4) è basato su un principio sbagliato. Infatti il valore va riferito all'energia primaria e quindi, considerando il fattore di conversione dell’energia elettrica in primaria (determinato da Eurostat) che in questo momento vale 0,4, tale valore scende al 28,8%, decisamente inferiore a quello di pompe di calore alimentate con altri input energetici, ad esempio quelle ad assorbimento a gas. In questo articolo abbiamo già diffusamente spiegato questo concetto e ne raccomandiamo la lettura a tutti coloro che avessero ancora dei dubbi sulle percentuali di energia rinnovabile da utilizzare per le proprie valutazioni energetiche.

Punto estremamente interessante, e che meriterebbe ampia discussione e approfondimento, è quello che mette in luce come da più parti siano propagandati i sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento, senza che per nessuno di questi sia fatta una seria e dettagliata analisi di costi e benefici energetici, ambientali ed economici. Siamo assolutamente convinti che tali impianti siano incomparabili su distanze molto ridotte dal punto di generazione dell'energia, ma diventino esponenzialmente meno convenienti (in termini sia energetici che economici) su scale anche di poco più grandi. Leggere di chilometri di reti di teleriscaldamento fa inorridire la nostra coscienza ecologica, perché immaginiamo tutte le dispersioni e inefficienze a cui va inevitabilmente incontro questa rete di distribuzione così estesa. Per non parlare del fatto che il punto di generazione attualmente sfugge a ogni valutazione di efficienza per il semplice fatto che alimenta una rete di teleriscaldamento. Per assurdo se bruciasse legna, nell'era delle pompe di calore e del risparmio energetico, per la legge (compreso il DL 28, che tante altre cose ha sistemato e migliorato) sarebbe a posto, e anzi sarebbe pure incentivato come biomassa…

Ma un altro spunto ci spinge a condividere con voi alcune riflessioni, ed è quanto riportato a pagina 12, che presenta il caso di un edificio ad alta efficienza. Tipicamente questi edifici presentano elevati e costosi isolamenti, finestre basso emissive, soluzioni tecniche d’avanguardia che permettono di ridurre moltissimo il fabbisogno di energia invernale. Ma il fabbisogno di acqua calda sanitaria e, soprattutto, il fabbisogno per la climatizzazione estiva sono stati assolutamente ignorati dall'attuale slancio verso l’efficienza energetica.

Questo comporta che, anche in caso di applicazione delle migliori tecnologie per l’efficienza energetica invernale, la percentuale di energia rinnovabile recuperata sarà elevata in valore assoluto ma sarà molto ridotta rispetto al totale del fabbisogno energetico dell’edificio.

Facciamo un esempio: edificio vecchio da 6-7 unità abitative, classe energetica F (come buona parte degli edifici italiani), caratterizzato da un fabbisogno di riscaldamento di 270.000 MJ annui. Riscaldando con una pompa di calore ad assorbimento a gas possiamo arrivare a recuperare il 30% del fabbisogno energetico (all'energia primaria, ovviamente), pari a 80.000 MJ circa. Questo valore usualmente è più che sufficiente per coprire il 50% del fabbisogno energetico per acqua calda sanitaria, come richiesto dal DL 28, evitando di ricorrere ad altri impianti per lo sfruttamento di energia rinnovabile (ed esempio pannelli solari termici). Diciamo che tale fabbisogno per questo edificio si attesta sui 90.000 MJ annui. Sommando i fabbisogni, e considerando che l’edificio non abbia richiesta di condizionamento estivo, abbiamo un totale di 360.000 MJ come fabbisogno energetico, di cui 80.000 MJ forniti tramite energia rinnovabile. Si tratta quindi del 22,2%, appena sufficiente a soddisfare il requisito del DL 28 per titoli edilizi concessi entro il 31 dicembre 2013. E abbiamo impiegato la pompa di calore a gas per il riscaldamento più efficiente al mondo, non una caldaia a condensazione “qualunque”...

Se nello stesso esempio considerassimo anche un fabbisogno di 170.000 MJ per il condizionamento, saremmo già sotto il limite imposto dalla legge. Infatti il totale si porterebbe a 530.000 MJ e quindi il contributo dell’energia rinnovabile sarebbe solo il 15,5% del totale, inferiore al limite di legge.

Per un edificio nuovo in classe A avremo presumibilmente un fabbisogno di riscaldamento ridotto a 90.000 MJ, con di conseguenza un recupero energetico da fonte rinnovabile di 27.000 MJ. Considerando identico al caso precedente il fabbisogno di acqua calda sanitaria ne deriva un contributo sul totale pari al 15%, senza neppure considerare l’eventuale raffrescamento.

Ed è inutile e controproducente che i produttori di unità elettriche affermino di poter raggiungere il 70% di energia rinnovabile, in quanto ogni confronto, per essere realistico e scientifico, va fatto a parità di input energetico e secondo le norme tecniche in vigore, e quindi anche quel 70% va riferito all'energia primaria (o, in alternativa, possiamo riferire il 30% delle pompe di calore ad assorbimento a gas in equivalente all'energia elettrica, ed otteniamo un 75%).

Per assurdo, come affermato nell'articolo, converrebbe progettare edifici meno isolati in modo da aumentare la quantità di energia recuperata (grazie alle pompe di calore) da fonti rinnovabili, e soddisfare così più agevolmente i requisiti imposti dal Dl 28.

Questo anche perché per il raffrescamento non esiste nulla in grado di sfruttare energie rinnovabili, salvo ipotetici progetti di solar cooling che sono ancora ben lontani dal raggiungere la sostenibilità economica. Sarebbe molto interessante se, a livello normativo, venisse qualificata come energia rinnovabile anche la quota eventualmente recuperata come energia termica da refrigeratori con recupero estivo di calore, in grado di produrre acqua calda per altri usi (post-riscaldo di UTA piuttosto che preriscaldo di acqua calda sanitaria) piuttosto che disperdere quel calore nell'ambiente.

Sarà interessante vedere, nelle prossime pubblicazioni dei decreti attuativi del DL 28, come il legislatore riuscirà a raccogliere e fare propri i suggerimenti e le richieste di chiarimento che sia il mondo tecnico-scientifico che i produttori di apparecchiature hanno sollevato dopo la prima analisi del decreto stesso.

La nostra speranza è che i criteri che la legge ha definito siano supportati da strumenti tecnici e normativi tali da orientare il mercato a un miglioramento che sia significativo e realistico, poiché fissare obiettivi irrealistici da raggiungere avrebbe un pesante contraccolpo sulla credibilità dell’intero decreto e sul concetto stesso dell’efficienza e del risparmio energetico, con il rischio di apparire come l’ennesima “tassa” per i cittadini invece che essere considerato una concreta possibilità di risparmio e di miglioramento della qualità della vita per tutti.

 

Share
Share
Share
Share
I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info