logo-robur
25/08/2010

Acqua calda sanitaria o sauna finlandese?

Una temperatura di stoccaggio inferiore e l’utilizzo delle ben più efficienti pompe di calore consentiranno di risparmiare in modo molto significativo sui costi di esercizio dell’impianto.

Acqua calda sanitaria o sauna finlandese?
Quante volte ancora capita, esaminando i progetti con i progettisti termotecnici, di imbattersi in soluzioni che prevedono la produzione e lo stoccaggio di acqua calda sanitaria ad alta temperatura di molto superiore alla temperatura effettiva di utilizzo delle utenze. Pensiamo a titolo di esempio a un bollitore in cui l’acqua calda venga stoccata alla temperatura di 70°C.

Questo, se da un lato elimina sul nascere il problema legionella, dall'altro comporta un rendimento del sistema di produzione sensibilmente inferiore a quello che si potrebbe ottenere a temperature inferiori, perché non possiamo dimenticare che, per garantire lo scambio termico, l’acqua di alimento del serpentino del bollitore deve essere a temperatura ancora superiore, almeno nei dintorni degli 80°C.

Spillando poi dal bollitore acqua a questa temperatura, per non causare gravi ustioni agli utenti è necessario prevedere una significativa miscelazione con acqua fredda. Il consumo di energia (che assume a questo punto i contorni di un vero e proprio spreco) rischia di aumentare ulteriormente anche a causa del fatto che, facilmente, la caldaia lavorerà con una forte intermittenza. Questo poiché si tenderà a lavorare con accumuli di dimensione inferiore, in quanto ovviamente stoccando ad alta temperatura e miscelando con poca acqua caldissima ottengo molta acqua alla temperatura di utilizzo.

Il rovescio della medaglia è ovviamente rappresentato dal fatto che una caldaia, anche di modesta potenza, porta molto rapidamente in temperatura l’accumulo e poi si spegne. Risulta ovvio che utilizzare accumuli più grandi non avrebbe senso a causa delle dispersioni termiche associate allo stoccaggio ad alta temperatura.

Quindi quali soluzioni alternative si affacciano all'orizzonte? La prima risposta che viene in mente è di ricorrere alle fonti rinnovabili. Non solo il solare ovviamente, in quanto l’acqua calda la dobbiamo pur sempre utilizzare anche d’inverno, ma soprattutto, e sempre più spesso ultimamente, la risposta è rappresentata dalle pompe di calore.

Questo perché le pompe di calore permettono di produrre l’acqua calda a temperature medio-basse (per molti modelli il massimo è 50°C, ma ci sono modelli, come ad esempio le pompe di calore ad assorbimento a gas, che possono arrivare a 70°C) con valori di efficienza del 40% più elevati rispetto a quelli di una caldaia a condensazione che svolga lo stesso servizio. Ovviamente la dimensione dell’accumulo andrà rivista in funzione della minore miscelazione (temperatura di accumulo più vicina a quella di utilizzo) e lo stesso scambio termico del bollitore andrà opportunamente verificato per poter lavorare in queste condizioni.

I principali produttori di accumuli sanitari si sono già mossi da tempo in questa direzione e propongono bollitori completamente integrati con serpentini di superficie maggiorata per garantire lo scambio termico ottimale anche con acqua in ingresso a media temperatura. Una temperatura di stoccaggio inferiore e l’utilizzo delle ben più efficienti pompe di calore consentiranno di risparmiare in modo molto significativo sui costi di esercizio dell’impianto, sia per la maggiore efficienza di produzione, sia per la minore dispersione di stoccaggio, nonostante le dimensioni superiori degli accumuli, che rappresentano l’unico costo aggiuntivo da sostenere rispetto alla soluzione standard ad alta temperatura.

La pompa di calore stessa, producendo acqua calda a temperatura medio-bassa, lavorerà più a lungo per ricaricare l’accumulo (che non dimentichiamolo è più grosso che nel caso di alta temperatura) e quindi raggiungerà le migliori condizioni di prestazione ben prima di essere chiamata a spegnersi perché il servizio è soddisfatto, a tutela dell’efficienza complessiva del sistema.

Rimane aperto il quesito di come rispondere al problema legionella, ma di questo ci occuperemo in un altro dei nostri articoli.

Come diceva il grande Dan Peterson…“restate con noi”!

 

Share
Share
Share
Share
I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info