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05/07/2010

Acqua calda sanitaria: non solo sole!

Il fabbisogno di energia per scaldare l'acqua calda sanitaria non necessariamente deve arrivare dal sole, nonostante le recenti disposizioni normative per l'utilizzo delle energie rinnovabili. Utilizzando le pompe di calore a gas...

Acqua calda sanitaria: non solo sole!
Come noto, l’attuale regolamentazione sulla progettazione degli impianti termici a servizio dei nuovi edifici obbliga a soddisfare almeno il 50% del fabbisogno di energia termica per la produzione di acqua calda sanitaria con il contribuito di impianti alimentati da energia rinnovabile.

La scelta più tipica è quella di alimentare il bollitore di accumulo dell’acqua calda sanitaria con acqua proveniente dall'impianto di pannelli solari posti opportunamente sulla copertura. Ciò in quanto il sole è (forse) la fonte di energia rinnovabile per eccellenza, e certamente la più conosciuta.

Ma questa energia rinnovabile non deve provenire necessariamente dal sole.

Infatti, ad esempio, la Regione Lombardia nel proprio regolamento emanato alla fine del 2008 relativo all'efficienza energetica degli edifici, ritiene che questo requisito sia soddisfatto nel caso che tale fabbisogno di energia termica sia prodotta da pompe di calore.

E questa affermazione pare del tutto legittima, se pensiamo che una pompa di calore basa la propria efficienza proprio sull'uso di energia rinnovabile, anche se non è quella del sole (ma come noto ne esistono di altre, meglio descritte dalla recente Direttiva RES sulla promozione delle energie rinnovabili 2009/28/CEE). Una pompa di calore è in grado di utilizzare convenientemente energia rinnovabile dall'aria, dall'acqua e dal terreno, rispondendo a pieno alle disposizioni di legge.

Ma perché limitare (o imporre) l’uso delle energie rinnovabili solo per una parte di energia necessaria al fabbisogno di acqua calda sanitaria?

La risposta potrebbe venire dal fatto che il sole difficilmente potrebbe soddisfare le richieste di calore l’intero fabbisogno di sanitario e meno ancora per il riscaldamento, vista la discontinuità e variabilità “dell’erogazione” di energia. La Regione Lombardia ha quindi aperto questa possibilità ad altre fonti rinnovabili, introducendo la possibilità di utilizzo delle pompe di calore, che possono essere vantaggiosamente utilizzate non solo per la produzione di acqua calda sanitaria tutto l’anno, ma anche per i fabbisogni termici per il riscaldamento dell’intero edificio.

Pompe di calore in alternativa al pannello solare?
Oppure pompe di calore ad integrazione di questo?

Se pensiamo che la richiesta di energia termica complessiva per un edificio potrebbe essere coperta, indicativamente, per il 20% da pannelli solari, e il restante 80% da pompe di calore ad assorbimento a gas (che hanno la peculiarità di funzionare con alte efficienze anche a bassissime temperature) otterremmo una quota di energia rinnovabile complessiva che passa dal 20% (solare) a circa il 50% (con il contributo delle pompe di calore ad assorbimento).

Risultato: abbiamo installato i pannelli solari per soddisfare la richiesta normativa di produzione da energia rinnovabile del 50% del fabbisogno di sanitario e con l’utilizzo delle pompe di calore ad assorbimento abbiamo realizzato un impianto che nel suo complesso utilizza circa il 50 % di energia rinnovabile. Non è forse meglio?

 

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